Trattamento osteopatico: con quale frequenza si hanno benefici?
Quando si inizia un trattamento osteopatico spesso ci si chiede con quale frequenza è opportuno farsi manipolare.
La risposta ovviamente non può essere universale poichè non esiste un numero fisso di sedute di osteopatia valido per tutti.
L’osteopatia non tratta un sintomo isolato ma l’organismo nella sua globalità. L’osteopata, durante la prima seduta, considererà la storia clinica, la postura, il livello di stress quotidiano e la qualità del sonno del paziente e soprattutto come il corpo si è adattato nel tempo a un’eventuale problema.
Da cosa dipende il numero di sedute?
Dopo aver raccolto informazioni durante la prima visita si fa un importante distinzione:
- problema acuto;
- problema cronico.
Un dolore acuto comparso da poco magari con una causa ben definita, come ad esempio uno sforzo, ha la possibilità di risolversi con meno sedute poichè il corpo è ancora capace di adattarsi rapidamente.
Un disturbo cronico ha una storia alle spalle più lunga e radicata, il corpo ha già costruito movimenti che compensano il disturbo in modo spesso inconsapevole. Il trattamento, in questo caso, non si concentra solo sul dolore ma soprattutto sulle strategie che il corpo utilizza in maniera ormai sedimentata per convivere con quel dolore.
Altri fattori che incidono sul numero di sedute
Altri fattori importanti di cui tenere conto sono:
- da quanto tempo è presente il sintomo: più un disturbo dura nel tempo più il sistema nervoso e i tessuti avranno avuto modo di compensare, quindi il problema diventa risolvibile ma in una finestra di tempo più ampia;
- reattività individuale: ogni organismo risponde al dolore e al trattamento in modo diverso. Alcuni pazienti percepiscono i benefici delle manipolazioni dopo la prima seduta mentre altri dopo più sedute;
- stile di vita: incide moltissimo sui tempi di recupero e cattive abitudini come dormire poco ed essere molto sedentari può rallentare il miglioramento;
- storia clinica: traumi passati, interventi chirurgici, patologie pregresse o terapia farmacologiche possono influenzare la risposta del corpo.
Punto di vista osteopatico
Nei disturbi acuti e recenti spesso sono sufficienti poche sedute, magari ravvicinate, perchè il corpo non ha messo ancora in gioco compensi importanti. Nei disturbi cronici il lavoro è più graduale perchè l’obiettivo è che il corpo cambi strategie assodate nel tempo. Se si mira, invece, alla prevenzione o al mantenimento le sedute diventano più distanziate con lo scopo di sostenere l’equilibrio raggiunto e ridurre il rischio di ricadute.
Davide Magri osteopata D.O.m.R.O.I. presso lo Studio Osteopatico MDO di Modena approccia il trattamento osteopatico valutando lo stato acuto o cronico della sintomatologia del paziente e intervenendo sia dal punto quell’equilibrio posturale che da quello organico; le manovre sono indirizzate a donare una maggior libertà articolare, a detensionare i diaframmi e visceri e ridare equilibrio al sistema neurovegetativo. Il trattamento osteopatico accompagna il corpo verso un processo di “AUTOREGOLAZIONE”: tuttavia una collaborazione multispecialistica risulta essere essenziale e indicata, sia per la diagnosi che per la terapia di questa problematica.